FORMAZIONE COACH
La corte e la taverna

La corte e la taverna

Il trionfo dei Tarocchi
Il percorso per imparare a divinare
(così non dovrai più tirare a indovinare)

Divinare = scorgere per penetrazione di mente (Ottorino Pianigiani)

I collegamenti tra i Tarocchi e la cabala ebraica? MAI DIMOSTRATI
I riferimenti alla religione egizia? INCONSISTENTI
I simboli esoterici? OPINABILI 
I cambi di nome e di numero dei trionfi? DISCUTIBILI 
I metodi di mescolamento e stesura? UTILI A CHI LEGGE (SE CI CREDE)
I richiami al neoplatonismo? UNICA EVIDENZA PALESE DELLE CARTE anche perché i Tarocchi sono un prodotto del Rinascimento italiano, diffuso nelle corti in cui il neoplatonismo era alla base della speculazione esistenziale.

L’approccio mistico che ha caratterizzato lo studio dei Tarocchi negli ultimi due secoli è sintomo di pigrizia intellettuale: piuttosto che guardare le carte e pensare, i ricercatori hanno preferito imparare a memoria simbologie e interpretazioni figlie di un preciso periodo storico e culturale, che non c’entra nulla con l’epoca in cui le carte dei Tarocchi sono state progettate e realizzate.

Il termine stesso “arcano” e la divisione in arcani maggiori e minori è un’invenzione di chi non leggeva le carte, ma pretendeva di insegnare a interpretarle sulla base di convinzioni personali.

I Tarocchi sono un linguaggio e come tale hanno una loro semantica e precisi schemi ricorrenti, pertanto, è possibile imparare a LEGGERLI senza bisogno di interpretarli. Le carte non parlano, ma sono molto esplicite, proprio come la parola “casa”. 

Eppure “finalmente a casa” e “non vedo l’ora di andarmene da casa” hanno due valori ben diversi, proprio come la carta della Giustizia fornirà un senso diverso se si trova dopo la carta dell’Innamorato piuttosto che prima dell’Eremita (esempio a caso).

La frase “finalmente a casa” ha un senso se a pronunciarla è un padre di famiglia, mentre ne ha uno ben diverso se la dice un bambino; allo stesso modo, la frase “non vedo l’ora di andarmene da casa” acquisisce sfumature molto diverse in bocca a un marito piuttosto che a uno studente. 

Tutto questo ci fa capire che le carte, senza contesto, non ci dicono NULLA. Qual è il contesto dei Tarocchi? La domanda che facciamo, anzi, possiamo addirittura dire che “la risposta è nella domanda” (Camelia Elias) e che dobbiamo solo concentrarci sui dettagli della domanda per trovare i richiami nei dettagli delle carte.

In linguistica, si studia il percorso che dal segno porta al simbolo e quindi al significato; per leggere i Tarocchi dobbiamo agire in senso inverso: comprendere il vero significato della domanda, osservare le immagini e leggere ad alta voce i segni più evidenti.

Per fare questo, può essere utile conoscere il significato dei simboli e dell’iconologia, tuttavia è indispensabile imparare a mantenere il focus sulla domanda e sul rapporto che si instaura tra le carte e l’attimo in cui viene posta la domanda. 

Per riuscirci servono solo 4 ingredienti: pratica, pratica, pratica e feedback

Ecco perché un laboratorio sui Tarocchi continuativo nel tempo, aperto a tutti e che serve per allenare la lettura in un ambiente controllato in cui ricevere feedback.

Molto spesso abbiamo bisogno di spazio: mentale, energetico, temporale, non fa differenza, perché i Tarocchi hanno il potere di creare questo spazio. Mi piace fare un esempio:

BE NOWHERE (essere da nessuna parte)
è molto diverso da 
BE NOW HERE (essere ora qui)

I segni sono gli stessi: B-E-N-O-W-H-E-R-E
I simboli sono molto simili: BE NOWHERE – BE NOW HERE
I significati sono completamente diversi (perfino gli accenti e la pronuncia cambiano).
Cosa ha permesso un cambiamento così radicale? Uno SPAZIO messo al punto giusto.

Quando ci sentiamo sperduti (NOWHERE) e vogliamo ritrovare il nostro centro (NOW HERE) dobbiamo creare questo spazio e i Tarocchi ci permettono di farlo, perché ci aiutano a valutare in maniera più oggettiva il modo in cui ciò che accade influenza i nostri comportamenti, indipendentemente dalle convinzioni che abbiamo; il laboratorio serve semplicemente per capire dove e quando collocare tale spazio.

Concretamente, scopriremo come: 

  • Porci domande nuove e più utili
  • Superare i vecchi schemi mentali
  • Trasformare i dubbi in umorismo
  • Cambiare direzione quando serve

Come dico sempre, il presente è un riflesso di ciò che tu decidi di esporre allo specchio del tuo futuro.

Adotteremo un approccio integrato, che spazia dallo zen alla PNL, dalla filosofia alla biologia, dalla musica all’arte e alla letteratura, con tanto di contributi da parte di chi legge le carte usando specifici riferimenti simbolici e metodi interpretativi, sia per offrire completezza e varietà sia perché non possiamo sostenere che il nostro sistema sia l’unico giusto, possiamo solo dimostrare che funziona.

Per sapere di più su Mattia Lualdi clicca qui

Visita la pagina del centro olistico La Tana Del Bianconiglio

Frutto di 7 anni di letture individuali e di gruppo, seminari tenuti in vari contesti e ricerche approfondite, questo percorso si propone come l’integrazione di molteplici studi volti a rendere i partecipanti lettori autonomi, eleganti e disinvolti.

Lo scopo è sviluppare quella presenza mentale propria della maieutica socratica, indispensabile per essere d’aiuto a se stessi e agli altri senza preconcetti limitanti.

Tutto questo ha avuto inizio con un semplice (ma provocatorio) manifesto programmatico nato dopo aver scoperto i Tarocchi di Jean Noblet (il più antico mazzo “marsigliese” giunto fino a noi) e il lavoro di Enrique Enriquez, che mi hanno portato alla constatazione che tutto quello che pensavo di sapere sui Tarocchi era sbagliato. Consiglio: Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino.

Il nostro linguaggio è l’unico strumento al mondo in grado di costruire le nostre paure e i nostri desideri. Solo facendo chiarezza quando ci destreggiamo tra desideri e paure possiamo essere liberi (e felici). Dominare il nostro linguaggio può essere una sfida, ecco perché il linguaggio dei Tarocchi ci aiuta: è un metalinguaggio facile da vedere e quindi permette di riconoscere più velocemente i pattern comportamentali che ci limitano nell’utilizzo del linguaggio a nostro vantaggio.